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Ecco l’annuncio ufficiale: Centodonnecentobici quest’anno riparte da Trieste e dintorni

Riportiamo qui di seguito il comunicato stampa che abbiamo diffuso oggi che annuncia la nuova edizione di Centodonnecentobici a Trieste e dintorni. Le iscrizioni al cicloviaggio sono aperte fino al 15 giugno 2011.
Cliccare qui per scaricare il comunicato in formato pdf.

Per informazioni e iscrizioni: centodonnecentobici@gmail.com

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Centodonnecentobici quest’anno fa tappa a Trieste per un nuovo cicloviaggio all’insegna della nonviolenza

Dal 7 al 12 luglio le cicloattiviste visiteranno Trieste e dintorni alla scoperta di una delle terre di confine più militarizzate d’Italia

Vicenza, 8 giugno 2011 – Le biciclette sono quasi pronte, il calendario degli incontri e delle azioni è stato definito, il passaparola è ufficialmente iniziato: l’edizione 2011 di Centodonnecentobici è ormai alle porte, con un nuovo viaggio alla volta di Trieste, alla scoperta di un territorio di confine che porta ancora segni visibili delle guerre e violenze che ne hanno scandito la storia nel corso dell’ultimo secolo. Dal 7 al 12 luglio 2011 il gruppo al femminile, nato a Vicenza nel 2008 e che oggi raccoglie membri in tutta la penisola, tornerà in sella alle proprie biciclette per promuovere la cultura della nonviolenza nelle bellissime terre giuliane, con una serie di ciclotappe all’insegna dell’eco-sostenibilità, sobrietà e autogestione.

Dopo le straordinarie esperienze degli scorsi anni nelle zone militarizzate della Sicilia, di Napoli e di Pisa, anche per questa edizione l’iniziativa avrà come scopo principale lo scambio di idee ed esperienze con persone e associazioni locali impegnate a sostenere nei loro territori valori di pace, solidarietà, giustizia sociale e lotta agli stereotipi di genere.

Il primo gruppo di partecipanti partirà da Vicenza giovedì 7 luglio per visitare la Casa Internazionale delle Donne di Trieste e incontrarsi con alcuni gruppi pacifisti friulani. Venerdì 8 luglio il gruppo visiterà la Risiera di San Sabba, ex campo di prigionia nazista dal 1943 fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Sabato 9 luglio sarà invece dedicato alla prima azione nonviolenta al Centro di Espulsione (CIE) di Gradisca insieme al resto del gruppo.

Nella ciclotappa “donne sconfinanti”, domenica 10 luglio avrà luogo la seconda azione, oltre il confine, da Trieste alla Slovenia e ritorno, che culminerà con una manifestazione nonviolenta in Piazza dell’Unità d’Italia animata dalle percussioni o bandoti made in Centodonnecentobici.

Lunedì 11 luglio il gruppo visiterà infine l’ex ospedale psichiatrico provinciale (OPP) di San Giovanni di Trieste, attivo fino agli anni ’70 e oggi riconvertito per ospitare un distaccamento dell’Università di Trieste e un archivio digitale contenente documenti e fotografie relativi a diversi momenti di vita dell’ex manicomio. Quest’ultima tappa è ancora in fase di definizione e sarà confermata nei prossimi giorni.

Il 12 luglio è previsto il rientro a casa.

“Abbiamo scelto Trieste per l’edizione di quest’anno perché ancora oggi questa città conserva i ricordi delle devastazioni sia della prima che della seconda Guerra Mondiale” commenta Vania De Preto, una delle fondatrici di Centodonnecentobici. “Nel secolo scorso il territorio di Trieste ha vissuto il dramma dei campi di sterminio, della pulizia etnica e dell’occupazione straniera … Malgrado tutto questo Trieste è oggi un luogo di progetti alternativi molto interessanti e di interventi da parte di diverse cooperative sociali e gruppi attivisti che si battono per una società civile di pace e giustizia.”

Le iscrizioni al cicloviaggio di Trieste sono aperte fino al 15 giugno 2011. E’ possibile partecipare anche solo parzialmente ad alcune iniziative, come singoli o come gruppi. Per informazioni e iscrizioni scrivere a centodonnecentobici@gmail.com.

L’appello MIR al progetto “Allenati per la vita”

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa del MIR – Movimento Internazionale della Riconciliazione – relativo all’appello di protesta contro il progetto ministeriale “Allenati per la vita” approvato dall’Ufficio Regionale Scolastico della Lombardia in un protocollo di intesa con il Comando Militare Esercito “Lombardia”.

COMUNICATO STAMPA MIR in riferimento al progetto “ALLENATI PER LA VITA”

Apprendiamo con grande preoccupazione, nonostante il comunicato stampa del 24 settembre scorso del Ministero per l’Istruzione Università e Ricerca , la notizia della stipula di un protocollo d’intesa tra l’Ufficio regionale Scolastico della Lombardia ed il Comando Militare Esercito “Lombardia” relativamente il progetto “Allenati per la vita”.
La nostra contrarietà non nasce da una presa di posizione cieca e di parte ma dall’effettiva preoccupazione per il dato educativo che emerge da tale scelta.

Il MIR-Movimento Internazionale della Riconciliazione ha contribuito alla stesura del documento denominato Programma Nazionale. La pace si fa a scuola emanato dal Ministero per l’Istruzione il 04.10.2007 e tutt’ora in vigore.

La pace si fa a scuola è nato dalla sinergia di associazionismo ed istituzioni in risposta all’azione dell’Onu che ha proclamato il “2001-2010 decennio per una Cultura di Pace e Nonviolenza per i Bambini del Mondo” e ne è il frutto più significativo: istituzioni ed associazioni unite nell’obiettivo comune di fornire agli insegnanti uno strumento utile alla realizzazione di percorsi formativi alla pace, educazione alla convivenza, alla promozione della solidarietà, al conseguimento dell’identità del gruppo, alla prevenzione del bullismo ed alla prevenzione dei conflitti, risultato di un’educazione alle relazioni più ampio ed inclusivo con riferimento esplicito alla nonviolenza, come risulta nel suo testo.

Il progetto intitolato “Allenati per la vita” , pur facendo riferimento ad alcuni dei valori ed obiettivi più sopra riportati, non spiega invece il nesso tra lo sport, la formazione alla cittadinanza ed ai diritti umani ed un addestramento di tipo militare, come previsto nel protocollo d’intesa : “Il Comando Militare Esercito “Lombardia”, in collaborazione con le Associazioni d’Arma, con quelle riconosciute dal Ministero della Difesa e il personale in congedo, progetterà e porrà in atto, come indicato negli articoli precedenti, iniziative culturali e di sensibilizzazione alla pace ed ai valori umani, proponendo percorsi riferiti a competenze specifiche in tale campo, per promuovere competizioni sportive, attività formative, informative e orientative, attinenti comunque alla Forza Armata.” (art. 3)

Chiediamo pertanto
• che sia il Programma Nazionale. La pace si fa a scuola (Linee guida per l’educazione alla pace) a guidare i progetti di educazione alla pace nelle scuole italiane;
• che l’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia receda dal Protocollo d’Intesa con il Comando Militare Esercito “Lombardia” ;
• che la Ministro della Istruzione Università e Ricerca intervenga affinché sia l’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia, sia altri uffici Scolastici regionali, non perpetuino tale iniziativa;
• che i Collegi Docenti si attivino perché, nell’ambito delle loro competenze e secondo quanto previsto dalla legge sull’autonomia scolastica, non si dia spazio all’interno dei propri Istituti Scolastici il progetto “Allenati per la vita”;
• che i genitori degli alunni non consentano ai propri figli la partecipazione alle attività inerenti il progetto.

Convinto che “….È necessario partire da una definizione di “pace positiva”, per cui la pace non è da difendere, ma da costruire insieme. La pace non è solo assenza di guerre, ma un processo che tende ad eliminare o a ridurre il più possibile le situazioni di violenza…”(Programma nazionale. La pace si fa a scuola) il MIR Movimento Internazionale della Riconciliazione invita tutte le Associazioni e Movimenti coinvolti in progetti per l’educazione alla pace, educazione alla convivenza, alla promozione della solidarietà, al conseguimento dell’identità del gruppo, alla prevenzione del bullismo, alla prevenzione dei conflitti, ad attivarsi affinché nelle nostre scuole sia possibile imparare ed insegnare attraverso metodi coerenti con gli obiettivi che si intende perseguire.

Il consiglio nazionale MIR

Per ulteriori informazioni sul tema consigliamo anche i seguenti articoli:

Imparare a sperare non a sparare! di Pax Christi Italia

E il fucile entrò a scuola di Francesco Merlo (fonte: Repubblica)

La prima delegazione di Centodonnecentobici è partita: destinazione Empoli!

L’avanguardia delle Centodonne è partita alla volta di Empoli.. ecco una video-sintesi del loro approdo in Toscana.

Non sempre i treni addetti al trasporto bici sono effettivamente attrezzati e non sempre ai binari ci sono ascensori… o ascensori abbastanza grandi… ma nulla poteva impedirci di arrivare a destinazione :)

Oggi la prima ciclotappa Empoli-Pisa lungo l’Arno con arrivo in serata in Piazza dei Miracoli.

Leggi tutto il programma di viaggio QUI.

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Ecco il programma definito di Centodonnecentobici 2010

foto di baswallet (flickr)

Ecco il programma definitivo degli appuntamenti di Centodonnecentobici in partenza domani per la Toscana:

Mercoledì 1° settembre
- Ore 9:30 partenza ufficiale delegazione Centodonnecentobici, ritrovo presso la stazione dei treni di Vicenza sul binario per Padova.
- In serata cena con le amiche dell’associazione Frida di Empoli

Giovedì 2 settembre
- Ore 9 partenza per la Ciclotappa Empoli-Pisa con ritrovo davanti alla stazione dei treni di Empoli
- In serata incontro presso il Circolo Agorà di Pisa

Venerdì 3 settembre
- Ore 12.00 conferenza stampa nei pressi dell’Aeroporto Militare di Pisa
- Nel pomeriggio arrivo di tutto il gruppo Centodonnecentobici
- In serata cena e incontro con le amiche e gli amici del Progetto Rebeldia di Pisa

Sabato 4 settembre
- Ore 10.00 ritrovo in Piazza dei Miracoli a Pisa per la ciclotappa con destinazione Camp Darb
- In serata incontro presso la Casa della Donna di Pisa

Domenica 5 settembre
- Ore 9.00-11.00 incontro di conclusione Centodonnecentobici
- Ritorno a casa delle Centodonne.

Per ulteriori informazioni sulla nostra iniziativa leggete il comunicato stampa e il volantino freschi di stampa.

p.s. Annuncio a tutte le amiche e gli amici di Centodonnecentobici di Empoli e dintorni! Giovedì 2 settembre alle ore 9 vi aspettiamo davanti alla stazione treni di Empoli per inaugurare la prima tappa del nostro cicloviaggio. La tappa prevede una pedalata lungo l’Arno da Empoli a Pisa con arrivo nel tardo pomeriggio in Piazza dei Miracoli. Accorrete numerose/i, anche semplicemente per un augurio di buon viaggio!

10 ragioni per cui il militarismo nuoce alle donne

Tradotto e adattato dal saggio di H. Patricia Hynes 10 reasons why militarism is bad for women (2003)

Il testo che segue è stato pubblicato dal sito dell’organizzazione Women’s International League for Peace and Freedom. Per questioni di spazio e rilevanza (il saggio è stato originariamente scritto per un’audience statunitense), abbiamo riassunto e adattato il saggio mantenendone intatti i concetti principali e le modalità con cui sono stati espressi dall’autrice.dd

Non solo chi dichiara guerra raramente ne paga le conseguenze in prima persona, ma spesso ignora la moltitudine di vittime che pagano il prezzo dei conflitti armati. Non solo le principali vittime delle guerre di oggi sono civili, ma spesso queste sono rappresentate da donne e ragazze che vengono deliberatamente uccise, ferite e stuprate. Ecco come.

1. Un numero elevato di civili donne sono uccise e ferite durante le guerre.

Nel 20° secolo una crescente percentuale di civili sono deceduti a causa di conflitti bellici. Dagli anni ‘90 in poi, 9 vittime su 10 morte direttamente o indirettamente a causa di una guerra erano civili. L’aumento del numero di vittime tra i civili, ed in particolare di donne e bambini, nel 20° secolo è attribuito alle nuove tecnologie e tattiche di guerra come ad esempio i bombardamenti aerei e l’uso di armi di distruzioni di massa. Persino le cosidette bombe ‘ad alta precisione’ spesso distruggono infrastrutture civili come centrali elettriche, acquedotti, ospedali, fabbriche e sistemi di comunicazione.

2. Le donne vengono ferite e uccise dalle mine.

Donne e bambini sono le principali vittime delle mine deliberatamente lasciate nei campi agricoli, lungo i percorsi d’acqua e vicino ai mercati al fine di far morire di fame gli abitanti di un villaggio o di una regione uccidendone i contadini. Oltre 100 milioni di mine anti-uomo e un numero sconosciuto di ordigni inesplosi giacciono dispersi e nascosti nei campi, lungo le strade, nelle terre di pascolo, e vicino alle frontiere di 90 Paesi in tutto il mondo. Ogni anno, da 15.000 a 20.000 persone vengono ferite o uccise dalle cosiddette “armi di distruzione di massa al rallentatore”. Oltre il 70% delle vittime sono civili.

In molte parti dell’Asia e dell’Africa, le donne rappresentano la maggioranza della popolazione agricola. In molte parti dell’Africa le donne sono responsabili della produzione dell’80% del cibo prodotto. Quando vengono colpite dalle mine anti-uomo, le donne perdono la capacità di coltivare le loro terre e di nutrire le proprie famiglie; in queste circostanze, spesso vengono abbandonate dai mariti e si riducono ad elemosinare per le strade o a prostituirsi per la propria sopravvivenza e quella dei loro figli.

3. Le vedove di guerra vengono disperse, diseredate, e impoverite

Secondo le Nazioni Unite, le vedove piu’ povere sono quelle anziane e fragili, quelle che hanno figli piccoli da nutrire e a cui dar rifugio, quelle che vengono allontanate dai propri paesi o villaggi, quelle che sono costrette a diventare profughe e rifugiate, e quelle che sono diventate vedove a causa di conflitti armati.

In paesi recentemente colpiti da guerre civili come Angola, Bosnia e Herzegovina, Kosovo, Mozambico, e Somalia, la maggioranza delle donne adulte è rappresentato da vedove. Il 70% dei bambini del Ruanda è assistito solo dalle proprie madri, nonne, o sorelle maggiori, mentre le ragazze ruandesi fungono da capo-famiglia in almeno 58mila famiglie. In Kosovo, dove è stato stimato che almeno 10mila uomini sono morti o scomparsi a causa della guerra, molte vedove che sono tornate dai campi profughi sono diventate indigenti e marginalizzate perché prive di alcun supporto sociale.

4. La maggioranza dei rifugiati di guerra è rappresentata da donne e bambini Leggi l’articolo completo