Riportiamo qui di seguito un articolo pubblicato lo scorso 2 marzo sul quotidiano La Repubblica sull’ammirevole ed eroica iniziativa organizzata del gruppo “Arohi”, composto da una trentina di donne provenienti da tutto il mondo che hanno deciso di combattere la discriminizione di genere in Bangladesh in sella alle loro biciclette. Perché ammirevole ed eroica? In Bangladesh, le donne godono di una libertà di movimento talmente limitata da non poter nemmeno andare in bicicletta!
Bangladesh, la sfida delle donne in bicicletta
Dove i diritti essenziali si affermano pedalandoTrenta donne vestite di bianco a pedalare nelle strade della capitale Dhaka, tra gli sguardi sbigottiti degli uomini. Un’idea “rivoluzionaria” che ha sfidato le leggi non scritte, ma molto rispettate, della società bangladese che impediscono alla donna, tra l’altro, di andare in bicicletta.
di ALESSANDRA TARQUINI
DHAKA – I diritti delle donne camminano su due ruote in Bangladesh, cosi come l’idea di una mobilità alternativa nella afosa capitale, Dhaka, una delle città con il traffico più frenetico del mondo. Tutto è cominciato venerdi 25 febbraio, quando proprio in questa città è successo un fatto eccezionale: per la prima volta si è svolta una manifestazione di donne in bicicletta. L’idea è prima circolata via email; è seguito un passaparola nella rete e il sogno si è avverato: 30 donne vestite di bianco a pedalare nelle strade della capitale tra gli sguardi sbigottiti degli uomini, quasi fossero marziani. Donne bangladesi assieme ad italiane, iraniane, francesi e americane. Un’idea rivoluzionaria che ha sfidato le leggi non scritte, ma ossequiosamente rispettate, della società bangladese: alla donna non è permesso andare in bicicletta.
La sfida di Arohi. I cinque chilometri percorsi hanno dato il via alle attività di “Arohi”, questo il nome scelto dall’appassionato gruppo di cicliste, che intende sensibilizzare la società bangladese ad una visione diversa della donna, a partire da un nuovo stile di mobilità femminile. “Avevo 15 anni quando la mia famiglia mi ha vietato di andare in bicicletta. Oggi finalmente ho potuto muovermi senza dipendere da qualcuno e decidere io la strada migliore da fare.” – ha deto, felice e incredula, una delle donne intervenute alla pedalata.Un segnale forte. Anche Rudmila è nata in Bangladesh ed è una delle anime di questa mobilitazione. Come molte altre donne, ha intenzione di cambiare questo stato di cose inaccettabile. “Con la pedalata per le vie di Dhaka abbiamo lanciato un segnale forte e visibile su due problemi importanti della società bangladesi: da un lato la condizione della donna che in Bangladesh è soggetta a delle enormi barriere alla propria libertà di movimento a partire dalla famiglia di appartenenza, dall’altra il tema della mobilità sostenibile che prima o poi dovrà essere affrontato nel nostro paese, e non solo dalle donne. Con le nostre bici abbiamo mosso i primi passi sulla strada del cambiamento – racconta Rudmila, una delle ideatrici della manifestazione.
Ce n’est qu’un debut. Nei prossimi mesi, il gruppo di donne continuerà con altre iniziative di sensibilizzazione rivolte ai cittadini e alle autorità locali. L’obiettivo a lungo termine è quello di sviluppare l’uso delle biciclette soprattutto tra le categorie di donne con maggiore esigenze di mobilità, come le studentesse, le operaie della aziende tessili, le lavoratrice delle Organizzazioni Non Governative, sviluppando un modello di ciclismo urbano e fornendo biciclette in affitto alle comunità. L’8 marzo, Giornata Internazionale delle Donne, Arohi sta organizzando un workshop per insegnare alle donne come riparare la propria bicicletta e andare lontano sulla strada dell’esercizio dei propri diritti.






