Fonte: Notizie minime della nonviolenza in cammino – n. 755 del 10.03.09
Da qualche parte, in questo momento, sta nascendo una bambina. Non sa ancora nulla di quel che c’e’ intorno a lei, percepisce lo sforzo della madre, le sue emozioni, e percepisce il proprio sforzo e le proprie emozioni. Non c’e’ nient’altro, in questo momento, da parte di entrambe, che tensione verso la luce. Molto di quel che sara’ dopo, di lei e della madre, dipendera’ da dove le due si trovano.
Perche’ per moltissima parte dei tre miliardi e trecento milioni di donne che abitano sul pianeta Terra parole come guerra, violenza, repressione, isolamento, ignoranza forzata e discriminazione costituiscono la base quotidiana dell’esistenza. E le ricerche e le statistiche internazionali ci ricordano che non c’e’ una sola nazione in questo mondo che non abbia i suoi peccati verso le donne. I paesi piu’ poveri, ove spesso sono in corso conflitti armati o che si trovano nel periodo post-conflitto, presentano livelli di violenza che rendono terrificanti le vite delle donne; nei paesi piu’ ricchi le donne hanno piu’ spesso a che fare con la violenza domestica debitamente occultata, legislazioni repressive o discriminatorie e con la tendenza dei governi a “scopare i loro problemi sotto il tappeto”. In ogni paese, le donne rifugiate o migranti risultano il gruppo piu’ svantaggiato.
Le ricerche usano indicatori economici e sociali per stabilire la qualita’ delle vite delle donne, e cioe’ il tasso di occupazione, quello di alfabetizzazione, la possibilita’ di accedere a cure sanitarie, il tasso di mortalita’ infantile e materna, e cosi’ via.
Ma tutto potrebbe tradursi con la dicitura “sbilanciamento di potere”. Una parte dell’umanita’ ne ha troppo, l’altra parte ne ha troppo poco. E finche’ quell’1% delle risorse economiche totali detenuto dalle donne non si alza come percentuale, finche’ non si alza la percentuale delle donne nelle stanze dei bottoni, siano esse consigli di amministrazione o parlamenti, finche’ i soffitti di vetro restano impenetrabili e i tavoli di negoziazione chiusi al nostro ingresso, la vecchia battuta “ormai comandano dappertutto le donne” piu’ che di ignoranza puzza di ipocrisia. Storicamente non abbiamo mai chiesto di prendere il posto dei comandanti e di replicarne le logiche di dominio, abbiamo sempre chiesto di condividere come uguali compagne esistenze, lavoro, cura dei figli, governo delle citta’ e dei paesi, e in sintesi di poter intervenire fattivamente in tutte le decisioni che ci riguardano. Se la parola libero arbitrio ha un senso, ha un senso per ambo i sessi, e non solo per uno.
Comunque, eccovi brevemente la classifica dei dieci paesi peggiori per nascerci come donna, basata sui dati dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e su quelli delle organizzazioni umanitarie. Leggi l’articolo completo
