Archivi delle etichette: stereotipi di genere

Centodonnecentobici aderisce alla campagna internazionale “Sos Sexisme”

Pubblichiamo l’articolo apparso sul Blog di Daniele Barbieri e altr* a supporto della Campagna internazionale di SOS Sexisme intesa a denunciare e chiedere ufficialmente il risarcimento per la violenza e le varie forme di sfruttamento a danno di tutte le donne del mondo.

Campagna internazionale di Sos Sexisme

Le donne chiedono risarcimento (traduzione di Maria G. Di Rienzo)

www.sos.sexisme.org

La Conferenza di Vienna del 1993 ha stabilito che i diritti delle donne sono universali, inalienabili ed indivisibili, e parte integrale dei diritti umani fondamentali.La nostra associazione SOS SEXISME, http://www.sos-sexisme.org/, chiede che la millenaria oppressione sofferta dalle donne sia oggetto di denuncia ufficiale e di compensazione economica da parte di tutti i governi, per porre una fine reale alle molte discriminazioni e ai molti crimini commessi contro le donne.

Vi chiediamo di far circolare la nostra petizione fra i gruppi di donne del vostro paese e di mandarci le firme raccolte entro il dicembre 2011:

  • per posta: SOS SEXISME – 2 rue du Bel Air – 92190 – Meudon – France
  • via fax: 33 – 1 – 46261482
  • per posta elettronica: sexisme@sos-sexisme.org
  • o direttamente sul nostro sito web

Le firme saranno inviate alla Commissione petizioni del Parlamento Europeo, alla Commissione ONU sullo stato delle donne, al Segretario generale delle Nazioni Unite, alla quinta Conferenza internazionale sulle donne.

SOS SEXISME sosterrà le cause delle donne che decideranno di agire legalmente a nome proprio o a nome delle proprie antenate, al fine di ottenere delle scuse ed il riconoscimento che i crimini commessi contro di loro sono crimini contro l’umanità.

Vi ringraziamo per la vostra partecipazione a quest’importante azione, che mostrerà una volta di più lo scopo globale della nostra solidarietà. La Presidente, Michèle Dayras

    LE DONNE CHIEDONO RISARCIMENTO

La Conferenza di Durban contro il razzismo e l’intolleranza è stata il luogo d’incontro delle vittime della schiavitù, della colonizzazione, dell’apartheid, delle “pulizie etniche”, del sistema delle caste e di tutti i tipi di violenza religiosa e politica. E le donne? Il sessismo è stato evocato solamente nel contesto dell’oppressione duale: una donna nera, una donna musulmana, una donna Dalit, una donna Rom… Ma le donne sono vittime di un tipo specifico di oppressione, il patriarcato, e questo è fuori questione.

Noi, le Donne del Mondo,

denunciamo la violenza e le varie forme di sfruttamento che gli uomini ci hanno inflitto e continuano ad infliggerci da millenni:

  • per i nostri piedi fasciati
  • per i nostri colli imprigionati negli anelli
  • per il nostro sesso mutilato o cucito
  • per le nostre labbra deformate dalle piastre o le nostre Leggi l’articolo completo

Svegliati Biancaneve, non hai bisogno del principe azzurro

Da La Stampa dell’11 aprile 2010, un articolo di Gian Antonio Righi

Zapatero censura i classici per l’infanzia

Flickr: Jeff Christiansen

Via le sessiste Biancaneve, Cenerentola e la Bella addormentata nel bosco. L’iperfemminista ministero dell’Eguaglianza del premier socialista spagnolo José Luis Zapatero, insieme con il sindacato degli insegnanti Fete-Ugt, hanno lanciato «Educando nell’uguaglianza»: è una crociata rosa in 42 mila opuscoli, distribuiti al corpo docente, che smonta la visione patriarcale della società trasmessa – sostengono – da queste favole da sempre «maschiliste». Non solo: l’offensiva zapaterista propone, invece dei classici amati da tutti i bimbi di tutto il mondo, la novella «La principessa differente», la storia di una nuova eroina politicamente corretta. Ma la polemica è stata immediata. «Per il momento il governo ha salvato solo Cappuccetto Rosso per il colore del suo copricapo», ha ironizzato lo scrittore e giornalista conservatore Alfonso Ussía. «Il nostro opuscolo vuole cercare favole non sessiste, visto che fiabe come quelle di Charles Perrault sono di solito piene di stereotipi. E quasi tutte collocano le donne e le bambine in una situazione passiva, in cui il protagonista, generalmente maschile, deve realizzare diverse imprese per salvarle», ha tuonato Laura Seara, direttrice dell’«Istituto della Donna», Leggi l’articolo completo

GB: PinkStinks boicotta i prodotti rosa

… finalmente qualcuno ci ha pensato!

da Repubblica.it (8 dicembre 2009)

“Boicottiamo i prodotti in rosa via questo stereotipo femminile”

In Gb l’associazione PinkStinks invita a non compreare giochi, abiti, libri con il colore destinato a bambine e ragazze… E il sottosegretario alla Giustizia dà il suo sostegno alla campagna

di BENEDETTA PERILLI

TEMPI duri per Barbie e compagnia. Almeno nel Regno Unito. L’associazione PinkStinks ha avviato in occasione del Natale una campagna anti pinkification, ovvero anti “rosizzazione”, che prevede il boicottaggio di tutti i prodotti rosa – giochi, abiti, libri – destinati a bambine e ragazze. Un colore che, secondo l’associazione, andrebbe aldilà del suo valore cromatico e negli anni si sarebbe caricato di uno stereotipo di genere nocivo al sesso femminile. A sostenere questa campagna è scesa in campo anche Bridget Prentice, sottosegretario alla giustizia inglese, spiegando che “non bisogna incanalare le ragazze nella cultura del bello ma dare loro aspirazioni, stimolarle a realizzare il loro potenziale senza ricadere nei vecchi modelli”.

Pink – Flickr by Zach Klein

Generazioni di fanciulle cresciute in camerette rosa, vestite con abiti confetto, divertite con bambole pastello, che hanno sognato almeno una volta di aspettare in un fiabesco vestitone rosa un principe – naturalmente azzurro – si sono schierate contro la campagna aprendo un dibattito nazionale sulla cultura del rosa.

“Io non sono una principessa”, con questo motto l’associazione Pinkstinks formata dalle sorelle Abi Moore, ex giornalista della Cnn, e Emma Moore, amministratrice di una società di assistenza all’infanzia, ha dato il via alla “guerra” al rosa. Dedicato a genitori ed educatori, il progetto cerca supporto, promuove il dibattito e infine anche la mobilitazione al fine di influenzare il mercato e i media sull’importanza di nuovi modelli di genere da somministrare alle ragazze. E su Facebook sono oltre tremila i sostenitori della campagna. Basta con le Paris Hilton tutte imbellettate, con le attrici che sognano di sposare i calciatori, con le donne ossessionate dalla taglia 40 e dall’alimentazione. Che fine hanno fatto le ragazze maschiaccio?

I nuovi modelli forniti dalla società sarebbero secondo PinkStinks motivo di scarsa autostima per le donne. E l’allarme è reale: nel Regno Unito, secondo un sondaggio Mintel, il 60% delle bambine tra i 7 e i 10 anni utilizza il lucidalabbra, più del 40% fa uso dell’ombretto o dell’eye liner, il 25% del mascara e il 60% del profumo. Per il 73% delle adolescenti tra i 15 e i 17 anni sono l’aspetto fisico e il peso, e non le capacità, i reali motivi di preoccupazione. E non finisce qui: per gli studenti delle scuole primarie e secondarie sono David e Victoria Beckham i modelli ai quali aspirare, il 32% delle ragazze dichiara di ispirarsi a Paris Hilton nel look e per tutti il sogno da raggiungere è quello di diventare famosi.

Per fare la differenza, anche se sembra impossibile, questo Natale l’associazione PinkStinks chiama a rapporto i genitori e chiede, dalle pagine del proprio blog, di astenersi dall’acquisto di regali che promuovono una stereotipo di genere sbagliato. I giochi, in virtù dell’importanza che rivestono nella formazione dei più piccoli, non dovrebbero essere divisi per genere, ma promossi per la loro capacità di stimolare. E in particolare le due sorelle Moore se la prendono con l’Early Learning Center, una nota catena britannica che si occupa di vendita di giochi per i più piccoli, colpevole di proporsi ai genitori come un centro di educazione per i loro figli. “Vendendo giochi che promuovono sui bambini un’idea limitata e sbagliata di cosa significhi essere una ragazza o un ragazzo – spiegano Abi e Emma Moore sul sito – la catena non si impegna a rispettare la promessa fatta alle famiglie”.

Flickr by whiteafrican

E in fondo, quel mondo fatto di bambine passive che giocano con le bambole e bambini attivi che si divertono con il pallone, non piace neanche ai ragazzi. La dimostrazione arriva dalla progressista Svezia dove un gruppo di studenti tredicenni, guidati dal piccolo Philipe Johansson, è riuscito a far cambiare il catalogo di Natale della catena di giochi Toy ‘R ‘Us accusando l’azienda di promuovere un’idea dei giovani che non corrisponde alla realtà. Lo Swedish Advertising Ombudsman, autorità svedese che si occupa del controllo etico della comunicazione, ha riconosciuto il catalogo discriminante e la compagnia è stata richiamata pubblicamente.

Centodonnecentobici dedica una giornata di formazione agli stereotipi di genere

Domenica scorsa, 11 ottobre, ci siamo riunite per dedicare una giornata di formazione agli stereotipi di genere grazie alla preziosa collaborazione di Daniela Dal Zotto dell’associazione Gattorosso di Schio (VI).

Le Centodonne alla giornata di formazione sugli stereotipi di genere

Le Centodonne alla giornata di formazione sugli stereotipi di genere

Prossimo appuntamento con le Centodonne: domenica 8 novembre alle ore 13 in Piazza Esedra a Vicenza in occasione della tappa della Marcia mondiale per la pace e la nonviolenza!

Il corpo e le regole

di Emanuela Audisio

BERLINO – Sì, ha la voce da uomo. Sì, corre da uomo. Sì, è piatta, e i capelli hanno un taglio militare.

Caster Semenya

Sì, più boy che girl. Sì, il sorriso le si illumina solo quando parla del pallone, il suo gioco preferito. Si, è un po’ confusa, e timida, quando parla. Ma Caster Semenya, diciottenne sudafricana ha il diritto di essere quello che lei sceglie. Viene da una famiglia povera, “siamo 5 o 6 fratelli”, nessuno la conosceva, si è segnalata con un ottimo tempo in uno dei meeting meno importanti, alle Mauritius, e i suoi cromosomi non danno certezza sull’identità sessuale. Non è la prima volta che capita nello sport. E non è uno scandalo. Anche le Olimpiadi si sono aperte al transgender, purché vivano in paesi che ammettano il cambio di identità sessuale e che risulti sul documento d’identità.

Si può scegliere cosa essere, se la natura non è stata troppo chiara. Non è questione di sembrare uomo o donna, ma di cosa ci si sente. Quello che è brutto è il voyeurismo, sono le battute grevi, i sottintesi veramente da stadio. E anche il fatto che la federazione internazionale non abbia affrontato il caso prima, come nel caso delle protesi artificiali di Oscar Pistorius si lascia che il tempo consumi dubbi e incertezze (è un uomo o un robot?) invece di andare a una verifica e dare una risposta. Caster Semenya ha corso la finale degli 800 e l’ha vinta. Ma Caster non si è improvvisamente operata, né ha scoperto solo a Berlino di essere la persona che è. Anche in Sudafrica i suoi cromosomi erano gli stessi. La Iaaf ha paura di eventuali vertenze legali e aspetta altri esami prima di dare il suo verdetto. Quindi ha lasciato correre, in tutti i sensi. Magari a Natale sapremo che Caster sarà squalificata. E che la gara vista ieri è falsata. E’ troppo chiedere a chi organizza il mondiale e a chi porta l’atleta di scegliere prima? E di fare le opportune verifiche con discrezione, senza fare di una ragazza/o una freak da circo? L’importante è che non si ritorni al ’36 quando Dora Ratjen, saltatrice in alto tedesca partecipò ai Giochi (senza vincere), due anni dopo si scoprì che aveva genitali maschili. Venne bandita, dopo la guerra diventò Hermann Ratjen, sostenendo di esser stata costretta dal partito nazista a fingersi donna. Tocca a Caster correre con chi si sente e alla Iaaf di dire in tempo se è lecito. Ma non agli altri di giudicare che è una brutta donna.

Fonte: La Repubblica, Sport – 20 agosto 2009

Dimmi che ti riguarda

di Maria G. Di Rienzo

Pubblichiamo un intervento di Maria G. Di Rienzo, apparso originariamente in Voci e volti della nonviolenza, suppl. de La nonviolenza è in cammino, n. 107 del 23/10/2007

E’ probabile che sia colpa mia. Se una bambina di quattro anni puo’ subire violenze sessuali per mesi senza che nessuno se ne accorga. Se un’adolescente deve riferirsi per il resto della vita ai suoi amici, ai suoi compagni di scuola, come al “branco” dei propri violentatori. Se una ragazza puo’ scendere a buttare l’immondizia ed essere presa e stuprata. Se una lavoratrice puo’ tornare a casa dal turno di notte ed essere aggredita e violata. Se una figlia litigando con il padre ne ottiene un colpo di pistola o uno stupro. E’ probabile. Innanzitutto perche’ sono una femminista e se sono una femminista dove accidenti ero mentre accadevano queste cose?

Libere - foto Flickr: hidden side

Libere - foto Flickr: hidden side

Perche’ non sono entrata in una cabina telefonica ad infilarmi il costume da Superwoman e non sono volata a salvare le mie congeneri? Inoltre, come femminista e soprattutto come essere umano ferito e sconvolto, ho continuato a protestare per anni contro il trattamento inflitto a donne e bambine, a denunciarne le cause, a chiedere si intraprendessero passi per il cambiamento. E il coro mi ha risposto: ma non la vuoi smettere? Non vedi che le donne sono libere e vincenti e possono fare tutto cio’ che vogliono e che e’ questo che scatena la violenza maschile? Gli uomini sono in crisi. E quando sono in crisi si rivolgono alla violenza. Poverini.

Sono piu’ di trent’anni che io sento questa cosa. Due generazioni, forse addirittura tre, e ancora la crisi non si risolve. Ci dev’essere un grosso deficit di apprendimento, mannaggia. O forse transita, la crisi, da padre a figlio come una malattia ereditaria? E le violenze di prima di questa ascesa luminosa delle donne, che abbaglia i loro compagni sino a costringerli ad essere dei farabutti, i quattromila anni di massacri e roghi e torture di prima, a cosa erano dovuti?

E poi, continua il coro, questo chiedere conto della violenza a chi la usa, la perpetua, ne fa uno stile di vita, e’ assai indisponente, poco caritatevole, un po’ intollerante. Anche le tue menate sul linguaggio, consentimi, chi se ne frega se nelle nostre parole c’e’ cosi’ tanto veleno contro le donne, in fondo sono battute (giusto, in fondo sono “battute”, a botte, ma se non tocca a noi personalmente e’ giusto non interessarsene).

Hai considerato gli usi, i costumi, le tradizioni? Non essere cosi’ eurocentrica e filo-occidentale.
E smetti, per favore, anche di essere bacchettona. Perche’ trovi tristi le veline? Guarda come sono contente queste giovani donne, come celebrano la propria bellezza, come danzano sensuali sotto gli occhi compiaciuti degli uomini che dirigono i programmi a cui loro partecipano mute, uomini che come eta’ potrebbero essere i loro padri o i loro nonni e che mimano ossessivamente (ma per gioco, naturalmente) l’essere i loro partner sessuali.

Forse dovrei andare ad autodenunciarmi in questura, perche’ dev’essere colpa mia, certo che lo e’. Anche l’aver incoraggiato, favorito, amato, ammirato e sostenuto tutti quegli uomini e ragazzi che hanno detto: questo non e’ il mio modello, non ho bisogno della violenza per essere qualcuno, voglio al mio fianco una compagna che mi ami e non una che abbia paura di me.

Tanti anni fa, a Treviso, si celebro’ un processo per stupro. Io, una ragazzina, ero nel corteo che si raduno’ all’ingresso del tribunale, un corteo di donne. Ad un certo punto formammo un cerchio, tenendoci per mano.
Lo ricordi, tu, ragazzo con la sciarpa e i riccioli, che unico fra gli uomini presenti chiedesti se potevi entrare nel cerchio delle donne?
Ricordi chi ti tese la mano, chi la strinse? Chi apri’ il cerchio? Ero io.
Dimmi che esisti ancora, ti prego. Dimmi che credi ancora che la tua dignita’ e la tua autorevolezza vengano esaltate dalla dignita’ e dall’autorevolezza delle donne e non ne vengono sminuite. Dimmi che sei felice di essere stato quel ragazzo coraggioso, e di essere l’uomo che sei ora.

Dimmi che ti riguarda.

Maria G. Di Rienzo è una prestigiosa scrittrice femminista, commediografa, giornalista e formatrice alla nonviolenza. Ha svolto ricerche storiche sulle donne italiane per conto del Dipartimento di Storia Economica dell’Universita’ di Sydney (Australia). E’ impegnata nel movimento delle donne, nella Rete di Lilliput, e partecipa in esperienze di solidarieta’ e difesa dei diritti umani, per la pace e la nonviolenza.

Centodonnecentobici 2009: Cicloviaggio al femminile alla scoperta della nonviolenza

Chi siamo

Centodonnecentobici è un’esperienza nata nel 2008 da un gruppo di donne della Rete Lilliput di Vicenza.

Durante il percorso degli ultimi due anni fatto intorno alle questioni legate al progetto per la nuova base militare statunitense “dal molin”, è nato in noi un forte desiderio di “tessere reti al di fuori della propria città” per incontrare chi, anche se lontano, condivide simili problematiche di cittadinanza.

Così ha preso vita il primo cicloviaggio al femminile, organizzato nel maggio 2008 in Sicilia; durante le due settimane di pedalate, il gruppo ha incontrato diverse donne e associazioni che si occupano di militarizzazione, nonviolenza e legalità. Da questi incontri è nata una rete tutt’ora viva tra le donne delle due regioni che ha deciso di proseguire l’esperienza attraversando la zona Campana, un altro territorio fortemente militarizzato.

Centodonnecentobici aderisce alla Marcia mondiale per la pace e la nonviolenza, sostenuta da centinaia di associazioni di ogni parte del mondo e coordinata dall’associazione internazionale Mondo Senza Guerre.
Il 2 ottobre 2009, giornata internazionale della Nonviolenza, inizierà ufficialmente la marcia, che attraverserà tutti i continenti e passerà per Vicenza l’8  novembre.

Per maggiori informazioni visita la nostra pagina di approfondimento.

Cosa proponiamo

un viaggio tra donne

il percorso nasce da questi mesi di incontri e riflessioni che le donne della rete lilliput di vicenza, assieme a molte altre donne del movimento, stanno portando avanti a partire dalla questione della nuova base militare americana dal molin

perchè la campania

scegliamo questa terra perché è ricca di donne ed uomini che sperimentano e propongono esperienze quotidiane nonviolente ed alternative alla militarizzazione del territorio ed al sistema delle mafie

lo stile nonviolento

la proposta vuole essere un’occasione di scoperta delle diverse sfumature del vivere la nonviolenza al femminile

la bicicletta

è un mezzo a disposizione di tutte e di tutti, che permette di percorrere molti chilometri nel rispetto dell’ambiente

partenza prevista per lunedì 24 agosto 2009

E’ possibile anche aderire al progetto, come singoli o gruppi, senza partecipare al viaggio.
Iscrizioni e adesioni entro il 24 luglio

Per informazioni e iscrizioni contattaci:
centodonnecentobici@gmail.com